Antico

scritto da Mary Read
Scritto Ieri • Pubblicato 11 ore fa • Revisionato 8 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Mary Read
Autore del testo Mary Read
Immagine di Mary Read
E scriverò, scriverò, finché avrò voce nelle dita. M.R,
- Nota dell'autore Mary Read

Testo: Antico
di Mary Read

Ci sono, a volte, strani eventi nella vita che ti trasportano in un altro mondo. Su un altro pianeta. Semplicemente, dove siamo nati tutti, in un esatto posto, in quella dimensione, giovani, come se tornassimo in culla, alla terra, a quella polvere, a quella friabile sostanza di cui siamo fatti tutti noi, giovani.
'Vieni al concerto? Ho un biglietto' 
Con Nicoletta non si chiede: 'Quale concerto? Quale mostra? Quale manifestazione o corteo? ' Io non le chiedo mai nulla. 
Prendo e dico: 'A che ora?' E mi trovo lì. Riccardo, suo marito,  che sembra uscito da una rock band come tastierista, capello lungo,  bianco argento e un viso giovane, ha preferito andare a Milano a chissà cosa vedere, così c'é in regalo un biglietto per me, un concerto, un concerto giovane. Appena nato. 
Ho letto, soltanto, che aveva collaborato con De André per Don Raffaé, e suonato per mille altre cose, ho sorriso e ho pensato: 'Nicoletta non si smentisce mai'. 
In un momento di lucida follia, lei mi aveva avvisato: ' Guarda... non so, potrebbe non piacerti'.
Qualcuno di queste parti di AdC, aveva aggiunto sorridendo e l'ho visto che sorrideva:'Preparati. Alternativo'
Ma quanto alternativo? Da uno a dieci quanto si può essere 'alternati'?
Alfio Antico, allora, personaggio particolarissimo, di una semplicità straordinaria, parla in dialetto siciliano e racconta episodi di transumanza contadina, canta ballate incomprensibili ai più - Nicoletta in un sussurro: 'Ma tu lo capisci?'- che si perdono fra la leggenda e le filastrocche popolari. Il confine è talmente delicato che si fa fatica a rendersi conto di essere in un teatro nel 2026. 
Dopo lo spettacolo avevo fame e di fronte c'era il 'Sicil qualcosa' e con Nicoletta ci siamo mangiate un'arancina davvero buona e lui è entrato con il bassista e altri, per sedersi a un tavolo poco distante da noi. Continuava a parlare in dialetto, non c'era anima viva, in un locale modernissimo, nel centro patinato di Torino, proprio davanti al Teatro Vittoria, dove si era esibito. 
Nicoletta, che è più estroversa di me, gli ha fatto i complimenti e lui le ha detto in siciliano qualcosa che lei non ha capito, ovviamente, ma ha continuato a sorridergli.
Invece, il teatro era strapieno anche se il tipo
di musica è davvero anticonformista, per dirla alla mia maniera, non conforme a uno standard, assolutamente, di un'altra epoca e di un altro uomo, selvaggia.
Il palco diventa ancora più piccolo, quando Alfio entra, eppure stranamente, non lo è. Giovane stranamente, eppure lui non lo è. Coronato dai suoi tamburi, dalle fogge più...str...? No, dalle fogge più curiose, umane. 
Grandi, grandi come dei monumenti, grandi come se ognuno fosse uno spettacolo vivo e giovane. Piccoli, come delle teste che borbottano e poi fanno voce, tanta voce, una voce giovane e  urlano con tutto il fiato che hanno in corpo. Lui, con la sua melodiosa nenia, ti fa entrare dove hai dimenticato di essere stato.
Una nenia ancestrale, vibrante, arcaica e potentissima, violenta direi, con quella lentezza nel cadere fra di noi, attenti ad ascoltare, ormai persi. E loro, i suoi tamburi, bambini tutt'intorno, giovani, puri, come a proteggerlo dalla musica che si sente in giro oggi...
Il Rap?Pop o Hyperpop?Tecno? No, non quella, quella va bene.
È l'altra musica, quella in sottofondo, martellante,che abbiamo tutti noi nelle orecchie, che ci acceca, la musica vecchia, vecchissima dei tamburi di guerra.



Mary Read, aprile 2026



Antico testo di Mary Read
18

Suggeriti da Mary Read


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di Mary Read